La memoria corre sul fiume

PIEVE A SIETINA, LA POSTICCIA, MAESTÀ GRANDE, FIGLINE, BUSENGA

PIEVE A SIETINA

E’ una piccola chiesa bellissima, l’unica Pieve del Casentino con molti affreschi ancora visibili. Le Pievi erano chiese rurali sorte tra il IV e il VI secolo come punto di riferimento per l’evangelizzazione e la conversione dei popoli delle campagne. Durante il periodo carolingio, la rivalutazione delle istituzioni plebane portò alla costruzione di nuove chiese e alla ristrutturazione di quelle esistenti, divenute centri di intense attività religiose e civili. Nelle Pievi infatti si conservavano i testamenti, gli atti di compravendita dei terreni, i registri delle nascite. Le Pievi riscuotevano i tributi e coordinavano i lavori di bonifica del territorio.
La chiesa esisteva già nel 1022 con il nome di Santa Maria Maddalena di Setrina ed è infatti ancora dedicata a questa Santa. Nel 1373 divenne proprietà della nobile famiglia aretina dei Bacci, che erano i signori della zona di Castelluccio. Pare fossero una famiglia di origine Longobarda e avevano proprietà e palazzi in campagna e in città.
La chiesa ha tre navate che terminano con tre absidi. Gli affreschi sono stati eseguiti in periodi diversi, hanno probabilmente origine votiva e sono stati commissionati oltre che dagli stessi Bacci, anche da altre famiglie residenti nella campagna circostante. Alcuni dipinti sono legati al simbolismo delle acque e rappresentano una continuità di culto tra il mondo antico e il mondo cristiano. In questa pieve si inoltravano preghiere per risolvere problemi importanti del mondo contadino come la fertilità dei campi, la nascita e la crescita di bambini sani, l’allattamento, la cura delle malattie della gola e dei bronchi.

I santi e i culti contadini
Molte delle immagini raffigurate negli affreschi sono molto importanti nella cultura contadina perché erano venerati per ridurre il più possibile problemi gravi delle campagne: la fame, le malattie, la morte dei bambini, la crescita di bambini sani, la nascita di figli maschi, le carestie e il tempo cattivo per l’agricoltura. Un santo che si trova quasi sempre nei punti di attraversamento del fiume (guado) era San Cristoforo, che qui è proprio vicino all’altare e sta per attraversare il fiume col Bambino Gesù in spalla. I contadini gli attribuivano la capacità di limitare le piene del fiume, di attraversarlo senza pericoli, di allontanare grandine, peste e fame. Viene invocato anche dalle madri che perdono il latte e non possono allattare i figli e bevono l’acqua sistemata sotto la sua immagine. Un altro affresco rappresenta la Madonna della tosse, protettrice della gola. Anche Sant’Agata, rappresentata durante la tortura (amputazione delle mammelle), può essere riportata ai riti per favorire l’abbondanza del latte per far sopravvivere i bambini. Il martirio da lei subito ha ispirato probabilmente il suo patronato sulle puerpere che hanno disturbi dell’allattamento. Il rituale, di cui resta solo un lontano ricordo, prevede per aumentare il latte materno il lavaggio dei seni con acqua posta sotto protezione della martire e applicazioni di panni caldi bagnati, sempre con acqua di una fonte a lei consacrata. Quasi tutti i santi ritratti all’interno della pieve sono legati a forme di devozione di carattere salutare, tra questi possiamo citare S. Biagio protettore delle malattie della gola e dei bronchi e S. Antonio Abate patrono degli animali, entrambi molto venerati nell’ambito rurale; Santa Caterina d’Alessandria martire alla quale ci si rivolge per trovar marito e per il buon esito delle gravidanze che si presentano in tarda età; Santa Maria Maddalena a cui è intitolata la pieve.

Lungo l’arcata del presbiterio che separa la navata centrale da quella laterale destra è possibile scorgere una sinopia, il disegno preparatorio in terra rossa dell’affresco vero e proprio. Nel catino dell’abside destra si riconoscono due cicli di affreschi sovrapposti, che fanno capire come ogni pievano volesse lasciare un segno del suo passaggio, sovrapponendo ad affreschi più antichi un nuovo dipinto. A fianco della Pieve c’è una villa padronale che è stata ricavata sulla canonica, di proprietà della Famiglia Bacci fino all’inizio del Novecento. Nel giardinetto davanti all’ingresso della Pieve è stato realizzato un piccolo Parco della Rimembranza, con le lapidi che ricordano i caduti della Grande Guerra. Vicino alla chiesa si possono vedere delle pecore, tenute da un pastore. Le pecore sono animali da sempre molto diffusi in Toscana, perché producono lana e latte. In particolare, nella nostra zona vengono allevate soprattutto per produrre pecorini, che esistono in grande varietà e con stagionature diverse. Nel maggio 2013 alcuni cittadini hanno costituito l’associazione Pieve a Sietina finalizzata a valorizzare e far conoscere il borgo.

LA POSTICCIA

La Posticcia si trova fra la Maestà e Pieve a Sietina. Qui sorgeva una fornace, una fabbrica di mattoni, coppi e tegole, tutti materiali per l’edilizia. Le fornaci sorgevano vicine ai fiumi, perché qui si raccoglievano i sassi bianchi portati dalle piene del fiume, che poi venivano trasformati in calce. Molte persone ricordano che venivano preparate apposta delle specie di fosse nel fiume che servivano a raccoglierne il più possibile e spesso c’era una vera e propria guerra fra i proprietari delle fornaci per accaparrarsi i sassi. Dopo la costruzione della diga di Penna, nel 1957, la portata dei detriti si ridusse enormemente e il lavoro delle fornaci si interruppe.

MAESTÀ GRANDE

La Maestà è un punto ben preciso di questa zona, un incrocio di strade, che prende il nome da un’edicola religiosa dedicata alla Madonna del Rosario. Nel mondo pagano gli incroci di strade erano considerati pericolosi e venivano posti sotto la protezione di una divinità. Tale credenza permane con l’avvento del Cristianesimo, infatti si diceva che fossero luoghi del diavolo e si costruivano dei piccoli tabernacoli dedicati ai Santi e alla Madonna, dove i contadini e le donne portavano delle offerte per ingraziarsi i Santi ed evitare pericoli, malattie, malocchi e per favorire un buon raccolto, e quindi per garantire la sopravvivenza della comunità che viveva di agricoltura e allevamento. Vicino a questa Maestà ci sono stati durante la guerra episodi di rappresaglie: vennero uccisi alcuni tedeschi, “che nessuno aveva il coraggio di toccare per paura di ritorsioni”, raccontano ancora oggi.

FIGLINE

E’ un piccolo borgo formato da poche case. Il suo nome deriva da figulinae, parola che indica l’esistenza nell’antichità di una fabbrica di vasellame o una cava di argilla. Non lontano da questa zona si producevano infatti i famosissimi vasi corallini. Questi vasi avevano la particolarità di essere leggeri e resistenti e di poter contenere dei liquidi, grazie allo smalto lucido rosso corallo che li rendeva impermeabili. Grazie a questi vasi anche gli alimenti liquidi potevano essere commerciati in tutto l’impero con tanti popoli lontani. In questa fabbrica probabilmente venivano prodotti piatti, vasi, bicchieri o coppe.

Suggerimento attività: Assaggiate pecorini di diversa stagionatura con miele e marmellate e cercate di dare una valutazione sui sapori.

Suggerimento attività: scoprite se le edicole religiose che incontrate durante le passeggiate sono ancora luogo di culto. Osservate se ci sono fiori, piattini o piccole bottiglie. Cercate di capire cosa contengono. Fate delle domande alle persone che incontrate per capire se sanno perché ancora oggi qualcuno porta doni ai Santi e alla Madonna.

BUSENGA

E’ un borgo medievale molto carino, il cui toponimo deriva da una voce germanica. La Busenga e Giovi erano collegati dalla Via dei Barocci, che veniva chiamata così perché veniva usata soprattutto dai carri che trasportavano i prodotti della vendemmia.Vicino al paese è stato costruito un nuovo piccolo potabilizzatore, che porta la buona acqua di Montedoglio a Capolona e Subbiano. Particolare attenzione è stata data all’aspetto estetico della costruzione, cercando di inserirla nell’ambiente circostante.

 

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