La memoria corre sul fiume

PONTE BURIANO, CINCELLI

PONTE BURIANO

“Il suo interesse storico culturale è di grande importanza, infatti dopo l’ultima guerra mondiale, è con il Ponte Vecchio di Firenze, l’unico rimasto in piedi sull’Arno” (Lucherini)
“Il paese ha subito mutamenti molto grandi dal punto di vista sociale e ambientale negli ultimi 50 anni: c’erano grandi industrie legate al fiume, 2 fornaci per fare la calce area, una in centro e una per la strada che sale a Meliciano, 2 fabbri, 2 falegnamerie, alimentari, un barbiere che era di mio zio, 2 calzolai. Il problema più grosso è sorto con la costruzione della diga che ha dimezzato la possibilità abitativa e produttiva della zona. Anche la mia casa fu demolita come molte altre case costruite a quote vicino al fiume perché l’innalzamento dell’acqua le avrebbero allagate. Di fronte alla chiesina davanti al ponte, ad esempio c’erano delle case molto antiche che arrivavano fino a sopra il ponte e furono demolite nel 1957. Furono demolite anche case del 1200-1300 erano nel cosiddetto “ponte di là” (verso Arezzo). Di qua le case più antiche sono quelle vicino all’osteria dove sta il Lucherini. La diga ha avuto un grosso impatto economico e sociale, quindi: spopolamento, esodo del Ponte Buriano. Le fornaci e le altre attività economiche chiusero in quel periodo.” (Gualdani)

Strada Cassia Vetus
La Cassia Vetus era una via consolare romana che attraversava il Valdarno Superiore; la strada si inerpicava sulle colline alla destra dell’Arno e si pensa che fosse stata fatta costruire verso il II secolo a.C. sull’antico tracciato etrusco che esisteva prima. Questa strada, che collegava Roma a Firenze, fu molto importante per il commercio e per i viandanti e pellegrini che si fermavano presso le antiche osterie a riposare e a mangiare. Lungo questa strada sono state costruite moltissime chiese rurali, chiamate Pievi, stazioni di posta, osterie, villaggi.

Fornaci
“In questa zona qua la terra, sotto la pietra dà lavoro c’è un po’ di ghiaia e poi sotto c’è questa terra azzurrognola che è raffinatissima… (…) È un po’ ignorante in forno perché è troppo delicata, si spacca facilmente… Però è molto raffinata”. (Moneti)
La lavorazione della ceramica è proseguita anche in tempi recenti, sia con oggetti in questo materiale che con materiali per edilizia, per esempio le mattonelle. Una fabbrica di mattonelle era in funzione a Ponte Buriano fino a pochi anni fa. Già in tempi antichi le fornaci ampliarono la produzione anche ad altri materiali per l’edilizia. I forni per la cottura della calce e la lavorazione della terracotta per fare coppi, mattoni, tegole e pianelle proseguirono per secoli la loro attività. Nel 1200 d.C. c’era sull’Arno a Ponte Buriano una fornace proprio all’imbocco della strada vecchia.
Qui si raccoglievano i sassi bianchi portati dalle piene del fiume, che poi venivano trasformati in calce. Dopo la costruzione della diga nel 1957, la portata dei detriti si ridusse enormemente e il lavoro delle fornaci si interruppe. La fornace è oggi inglobata in un’abitazione privata.

Le pievi
Lungo la strada Cassia Vetus vennero costruite dal VI secolo D.C. in poi molte chiese e soprattutto le pievi, che erano chiese rurali e che erano il punto di riferimento per i fedeli di tutta la campagna circostante.
Nella pieve si conservavano i testamenti, gli atti di compravendita dei terreni, i registri delle nascite. Le pievi riscuotevano i tributi e coordinavano i lavori di bonifica del territorio. La costruzione della chiesina è stata autorizzata con atto firmato dal vescovo Boso degli Ubertini, rilasciato in data 6 maggio 1328 ai sig.ri Chimenti Francesco ed Accolti Virginia, stessi cognomi incisi nel 1240 sulle pietre di base del ponte Romanico.

Il ponte
“Davanti c’era un isolotto dove si facevano gli orti estivi. Uno era anche di una signora detta la Busica che con la Miccia, il suo asino, girava per le case a Natale a fare i brigidini portandosi la sua piastra grande decorata. Anche altri avevano l’orto estivo perché era un terreno demaniale e durante le piene in inverno ci si depositava la rena e c’era l’uso che chi prima arrivava dopo la piena faceva delle buchette: quella rena era la sua. Vicino c’era un grosso pioppo su cui avevano messo una carrucola e due piattaforme con la quale scivolavano sull’isola per fare prima. Con il ramo rimasto asciutto si facevano gli “asciutti” cioè uno stuoino di canniccio che ostruiva il passaggio ai pesci e lo faceva restare senza acqua.”
Il Ponte a Buriano fu costruito nel 1277, probabilmente al posto di un ponte più antico, forse romano. L’attraversamento del fiume era importante proprio perché di qui passava la Cassia Vetus. Il ponte quindi esiste da oltre 700 anni, ma la sua vita non è sempre stata semplice.
Oltre al logorio dovuto al lento ma costante fluire dell’Arno, molte sono state le prove da superare. Tra queste le più importanti e pericolose sono quelle legate alle piene che riversavano sul ponte la potenza delle acque e dei detriti che precipitavano a valle dal Casentino.
Un altro problema per il ponte furono i tronchi di legno che dal Casentino per secoli vennero trasportati fino a Firenze e Pisa via fiume dai Foderatori; per conoscere meglio questo curioso lavoro, leggete la parte degli Antichi mestieri.
Ma la fama del Ponte a Buriano dipende dall’interesse che Leonardo da Vinci dimostrò per questo angolo della Terra di Arezzo. Leonardo passò un lungo periodo in questa zona per studi militari e idraulici e pare fosse affascinato dal paesaggio. Molti studiosi affermano che il paesaggio dei calanchi del Valdarno Superiore, con la rappresentazione dell’Arno e del Ponte a Buriano, entrarono a far parte dello sfondo del quadro più famoso del mondo “La Gioconda”, la Monna Lisa di Leonardo, oggi conservata al Louvre di Parigi. Il Ponte sembra essere stato inserito anche nel paesaggio della “Madonna dei fusi”, sempre di Leonardo.

Suggerimento attività: Riuscite a vedere i particolari del paesaggio del Ponte Buriano e del Valdarno?

Durante la seconda guerra mondiale, quando nelle nostre zone si scontravano tedeschi e alleati anglo-americani, il ponte ha rischiato di saltare in aria. Fu infatti completamente minato dai tedeschi, che erano pronti a farlo esplodere. Fu però salvato da un’incursione di militari inglesi che, dice qualcuno “sbagliando strada”, arrivarono casualmente e improvvisamente al Ponte e attaccarono i tedeschi. I tedeschi, presi alla sprovvista, non fecero in tempo a far saltare il ponte e dovettero battere in ritirata. Il ponte fu così salvato dalla distruzione! Nel 1990, in occasione della festa, trasmessa in diretta dalla RAI per Linea Verde, per il settecentocinquantesimo anniversario della costruzione del Ponte e il quarantaseiesimo della sua liberazione da parte dei carristi inglesi, furono invitati e presenti tutti gli Ufficiali e militari che presero parte al raid della liberazione del Ponte.
Nel 1977 il Dr. Mario Lucherini ha scritto il libro “Bozambo”, che ha ricevuto numerosi premi. Narra storie vissute intorno al Ponte Romanico di Ponte Buriano. Fino ad allora, la data di costruzione del ponte era sconosciuta. Lucherini lanciò l’idea di festeggiare il settantesimo anniversario della sua costruzione (1277-1977). Nacque così la rievocazione dell’antica battitura del grano. Riuscì ad acquistare un autentico motore a vapore Marschall del 1921. Fu esplosione di gioia ed emozioni. Il momento storico era ancora segnato dallo spopolamento delle campagne e dal conseguente abbandono dell’attività agricola. Per questo motivo la manifestazione ricevette tutta l’attenzione della stampa e della RAI. Ovviamente ciò contribuì a far sì che l’esperienza continuasse e fu deciso di creare, da un comitato nato spontaneamente, una struttura con radici profonde. L’anno successivo, 1978, nacque così la C.RI.C, che già nel primo anno di nascita ideò un’altra grandissima festa che tutt’oggi vive momenti gloriosi: la “Spollinata sull’Arno”. Oltre a questo funge anche da centro sociale. Cura un parco bellissimo aperto al pubblico con particolare attenzione ai bambini, mentre per gli anziani gestisce il ballo nel periodo estivo.

L’antica osteria
Lungo la vecchia strada di Ponte Buriano c’è ancora oggi un bell’edificio grande che fin dal 1200 era una osteria, dove i viandanti si fermavano per far riposare i cavalli o i piedi e per mangiare. Nel 1600 questo grande edificio fu trasformato in casa colonica per i contadini (mezzadri)

L’osteria e lo scrittore Un grande scrittore e viaggiatore, Michel de Montaigne, il 1° maggio 1501 si fermò in questa osteria durante un lungo viaggio in Italia. Nel 1994 è stata posta una stele a ricordo dell’evento. Ecco cosa scrisse: “La locanda è famosa: la considerano la migliore della Toscana, e a ragione, perché misurata sul metro delle locande italiane è fra le migliori. Servono in piatti di stagno, cosa questa assai rara; è una casa isolata in bellissima posizione nella piana, e dispone d’una sorgente per uso privato. Ne ripartimmo al mattino e seguimmo una bellissima strada diritta lungo quella vallata. Passammo traverso quattro cittadine o borghi cintati, Montevarchi, San Giovanni, Figline e Incisa. Questa vallata da noi percorsa, un tempo era tutta a paludi, e Annibale fu costretto a traversarla sopra un elefante, e per la cattiva stagione vi perse un occhio. E’ invero una zona assai bassa e piatta, molto soggetta al corso dell’Arno. Trovavamo la strada piena di gente dei dintorni che portava diverse sorta di viveri a Firenze. (da: Viaggio in Italia – di Michel de Montaigne – XVI sec.)

Il Canneto
Il canneto dell’area protetta di Ponte Buriano si estende per 20 ha. È costituito quasi totalmente da Cannuccia Palustre che ha la caratteristica di costruire un fittissimo reticolo con le radici tale da impedire la crescita di altre piante. Un’altra importante caratteristica è l’azione di filtraggio dell’acqua da parte della cannuccia palustre. Tuttavia, nella fitta trama del canneto riescono ad inserirsi alcune altre forme vegetali come Giunchi, Carici e Iris.
Nell’ambiente “canneto” vivono molte specie animali, soprattutto uccelli: varie specie di Aironi, Tarabuso e Tarabusino, Germano reale, Gallinella d’acqua, Martin pescatore, Usignolo di fiume, Cormorani e Svassi. Ben presenti sono anche gli anfibi e i pesci come la Rana Agile, il Barbo, la Carpa Regina.

La Riserva Naturale di Ponte Buriano e Penna
A cura di Samuele Benucci – Alcedo ambiente e territorio Sas
“C’era la barca che era del mio nonno che veniva usata un tempo dai contadini. Una volta il Bonarini che era un uomo un po’ strano, un operaio abile che aveva fatto la casa da sè prende la barca e s’accorge che ormai era vecchia ma la volle provare lo stesso e quando c’era la mezza piena della Chiana la mise a mollo e aveva fatto una carrucola perché scorresse da una parte all’altra. Ma la corrente era forte perché la Chiana si stava riempiendo. La barca allora si rovesciò ma per fortuna c’era un asse di legno a cui si aggrappò, e la corrente se lo portava via. Un contadino di lì lo vide e cercò di chiamare aiuto. Il Bonarini lo vide e gli disse: “Coraggio Franchini” e ancora si dice così… Il Bonarini poi si arenò e si salvò attaccandosi a un ramo…” (Lucherini)
L’Impianto Idroelettrico ENEL di Penna è stato costruito alla fine degli anni 50. Da allora il territorio ha subito una notevole trasformazione dal punto di vista naturalistico e paesaggistico a seguito dell’innalzamento del livello delle acque, in particolare è aumentata l’estensione della superficie dell’area umida della confluenza della Chiana oltre ad aumentare la dimensione degli habitat acquatici sempre più rari nella nostra Regione Toscana. Nella Riserva Naturale di Ponte Buriano e Penna oggi si trovano infatti dei bellissimi ed estesi boschi di pianura con salici bianchi, pioppi ed ontani, qui si trova un esteso canneto ed alcuni importanti prati umidi. In località Penna si è invece formato un vero e proprio lago. Le zone umide del parco ospitano ogni anno un alto numero ed una notevole bio-diversità di specie protette di uccelli che scelgono la Riserva Naturale come luogo ideale per sostare, nidificare o svernare. Nel bosco di pianura, solo per citare alcune specie, si può trovare il pendolino, l’usignolo di fiume ed il falco di palude; nel canneto si trova la cannaiola, il cannareccione, la strillozza ed il migliarino di palude; nel lago di Penna si trova durante la stagione fredda una ricchissima varietà di specie di anatre. Nella Riserva vive anche il cormorano che ogni anno dal Nord Europa viene qui a svernare oltre a molte specie protette di aironi: il bianco maggiore, il cinerino, la garzetta, la sgarza ciuffetto, il tarabuso, il tarabusino, la nitticora e l’airone guardabuoi ed una grande varietà di limicoli, uccelli dal becco lungo che si nutrono nei prati umidi e nelle sponde con acque basse. Nel rispetto delle leggi e delle normative comunitarie, statali e regionali in materia di conservazione e tutela della biodiversità e degli habitat rari e protetti, nel 1996 la Provincia di Arezzo ha istituito in questa area la Riserva Naturale. In questo caso il valore naturalistico che ha determinato la creazione e l’individuazione di questo parco è dipeso principalmente dalla costruzione dell’invaso artificiale; questo è un classico esempio di come un’opera artificiale faccia in realtà acquisire ad un’area un interessante valore ambientale. Senza la diga l’area non avrebbe avuto i requisiti e probabilmente non sarebbe stata inserita nell’elenco europeo dei SIC “Siti ambientali di interesse comunitario”. Allo stesso tempo in questi anni molte aree coltivate sono state abbandonate; oggi si possono quindi osservare grandi superfici occupate da boschi e siepi; ciò ha determinato anche in questo caso una grande ricchezza e biodiversità.
In questi ultimi anni la Riserva Naturale ha accolto molti studenti proponendo tramite le proprie Guide ambientali dei percorsi didattici di visita e dei laboratori naturalistici interessanti e suggestivi. Qui si sono svolte anche alcune iniziative e visite guidate tematiche con grande successo e partecipazione di pubblico. Ma questo è solo l’inizio di un percorso di conoscenza e valorizzazione dell’area di Ponte Buriano e Penna così ricca di storia, natura, cultura e tradizioni. Quest’area ha senza dubbio una notevole potenzialità turistico ambientale ancora non pienamente espressa, c’è ancora una rete di contatti e consensi da consolidare e costruire, c’è bisogno di far capire realmente che la Riserva può rappresentare una opportunità di sviluppo, lavoro e crescita per questa area. Per far crescere questa Riserva Naturale e i suoi servizi sono indispensabili e prioritari lo sviluppo e la messa in atto di un piano di azioni di sviluppo economico sociale da condividere e concertare con le Associazioni paesane locali, con i proprietari agricoli, con i gestori dei ristoranti e delle strutture ricettive dell’area, con i gestori delle visite guidate e con tutti gli altri soggetti potenzialmente interessati e attivi in questo territorio. Dopo questo fondamentale lavoro di concertazione sarà necessaria una gestione professionale capace di promuovere, pubblicizzare e mantenere i servizi e i percorsi che costruirà e proporrà. In questa zona possono essere fatte passeggiate in natura molto interessanti. Esistono sentieri, come la Gerda e altri sentieri CAI, che permettono di godere di bellezze naturali e paesaggistiche meravigliose.
Qualora siate interessati a svolgere una visita guidata o un laboratorio didattico per gruppi organizzati, gruppi di famiglie o scolaresche vi invitiamo a contattare “Alcedo Ambiente e territorio” Società di Guide delle Riserve Naturali dell’Arno del Chianti e del Pratomagno: www.alcedoambiente.com. Potete contattarci anche per prenotare una visita guidata in barca nell’Arno, per visitare l’impianto idroelettrico ENEL o semplicemente per conoscere quali sono i sentieri percorribili autonomamente.

CINCELLI

“A Cincelli i brigidini li faceva la Lula che poi andava con il marito il Lulo e l’asino al mercato ad Arezzo e passavano davanti al cimitero di Quarata di notte e un giorno un signore esce con un accendino. Loro si spaventano e il Lulo dice alla Lula: “Arregete Erichetta” che se vola! Aventate al somaro!”
“A Cincelli si facevano le veglie. Oggi un surrogato c’è… D’estate queste donnine si mettono tutte qui fino a tardi a chiacchierare, un pochino si ricrea così… E d’estate è giusto che stiano fuori, però d’inverno non succede, ognuno pensa al suo…” (Moneti)
A quasi un km da Ponte Buriano, si trova Cincelli. Ci si arriva lungo l’antico tracciato della via romana che porta a Pieve San Giovanni. D’altronde Cincelli era una località molto importante di quell’epoca storica: il suo nome deriva da “centum cellae”, che indica che era ricca di fornaci (figulinae) in cui si producevano i famosi vasi corallini (vedi Antichi mestieri). Possiamo immaginarci la fervente attività per produrre i vasi che venivano esportati in tutto il mondo: artigiani, fornaciari, commercianti. Un via vai di persone, carri e animali. Cincelli è un bel borghetto, in buona parte rimasto simile ai secoli passati, con una chiesa dedicata a S. Maria Assunta. Questa chiesa ha subito vari rimaneggiamenti ed è stata trasformata e restaurata intorno al 1919, come racconta il Tafi “da una simpatica figura di prete, don Antonio Bizzelli, sacerdote, muratore, capomastro e architetto”. Vale la pena camminare per le stradine e gustare l’atmosfera di questo posticino. Si racconta che ci fosse anche un monastero che nel settecento divenne casa padronale e poi casa di contadini, quando fu costruita casa Ducci. I Ducci erano i padroni di Cincelli e il capostipite era il Conte di Catenaia, padre di 24 figlioli che poi dispersero tutto! Da Cincelli parte un bel percorso che porta a Pieve San Giovanni, nel Comune di Capolona.

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